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Duomo di Milano

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All’interno del Duomo di Milano, troviamo una lapide su cui sono state incise, queste parole “El principio del Domo di Milano fu nell’anno 1386”.
A parte questa lapide che troviamo all’interno del Duomo, non sono rese note altre informazioni, prima del 6 dicembre 1387, quando Simone da Orsenigo, fu designato ingegnere generale.
Imponente cattedrale gotica, simbolo del florido ducato milanese e della magnificenza di Gian Galeazzo Visconti, il quale donò anche le cave di Condoglia, dalle quali venne estratto il marmo di qualità bianco rosato, con venature grigie, adibito alla costruzione, alla quale parteciparono anche i cittadini di ogni estrazione sociale (da rimembrare, anche la cospicua raccolta di fondi, indetta dall’arcivescovo Antonio da Saluzzo).
Sul luogo dove sorgeva la basilica di Santa Maria Maggiore del IX secolo e la chiesa di Santa Tecla, si iniziò nel 1387, la monumentale opera.
I lavori cominciarono dalla parte absidale, come di consuetudine, e nel 1418 era già completata, adorna di sculture e grandi vetrate, anche se i lavori si protrassero per molti secoli.
L’imponente edificio venne ultimato con l’apposizione della celebre Madonnina di Giuseppe Perego nel 1774, posta sul culmine della guglia maggiore e che dall’alto domina una fitta schiera di guglie e pinnacoli (135), di doccioni (150), di giganti in marmo (96): un immenso capolavoro comprendente 3400 statue.
Il Duomo è illuminato da 164 finestroni (dei quali, 55 sono chiusi da bellissime vetrate istoriate).
La costruzione del Duomo impegnò numerosi architetti e uomini di qualsiasi estrazione sociale che si avvicendarono per 5 secoli, e infatti la costruzione fu conclusa tra il 1805 e il 1813 e proprio in questo luogo Napoleone volle essere incoronato Re d’Italia.
Tra i nomi più famosi è importante annoverare Pellegrino Tibaldi e Martino Bassi (nel ‘500), Francesco Maria Ricchino, Carlo Buzzi e Francesco Castelli (nel 600), Luigi Vanvitelli e Bernardo Vittone (nel ‘700), ma si pensa che la mente originaria della struttura fosse solo una, perché nonostante l’avvicendarsi di numerosi architetti ed il trascorrere del tempo la costruzione ha mantenuto una coerenza di stile, che si presuppone sia di derivazione d’Oltralpe.
Salta subito agli occhi, la sagoma triangolareggiante della facciata, dove, 6 contrafforti neogotici, che terminano con delle guglie, delitimitano le cinque campiture della chiesa, che corrispondono alle navate, con annessi portali, sovrastati da delle finestre a timpano.
Il Duomo può essere considerato, la migliore galleria d’arte possibile, per le sue opere che vanno da fine 1300 al 1800.
Entrando in chiesa, veniamo avvolti da una penombra, dovuta alla scarsa differenza d’altezza delle navate che lascia poco spazio per illuminare alle finestre superiori e sia per la mancanza di un triforio.
L’interno della chiesa è costellato da 52 colonne che costruiscono, la foresta di pilastri che regge l’intera struttura e divide lo spazio nelle 5 navate: un particolare rilevante è che la maggior parte delle colonne hanno capitelli a nicchie, occupati da statue di santi.
Quello che notiamo è il “trompe l’oeil” dipinto sul soffitto, che sembra un traforo marmoreo: dipinto che risale al ’500, che venne ridipinto nel ‘800.
La fabbrica del Duomo, costituisce al suo interno tantissime opere di rilievo, tra le quali annoveriamo: il monumento funebre di Gian Giacomo Medici, detto il Meneghino, opera di Leone Leoni (1560-63) di influsso michelangiolesco. Importante è anche il presbiterio delimitato da 10 pilastri della parte absidale. Nel ricomporlo si è portato in evidenza anche l’altare maggiore appartenuto alla preesistente chiesa di Santa Maria Maggiore, riconsacrato in funzione del Duomo da Papa Martino V nel 1418.
Una particolarità poco conosciuta: sono gli scavi archeologici paleocristiani, ai quali si accede attraverso una scala posta sulla controfacciata, con tracce del battistero ottagono di San Giovanni, dove, secondo una narrazione, il vescovo Ambrogio, avesse battezzato nella notte di Pasqua del 378, S.Agostino.

Non può mancare neppure una visita ai terrazzi del tetto, dai quali si ha una magnifica panoramica sulla città di Milano.

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